I cookie più buoni che abbia mai mangiato

Qual è la linea di confine tra suggestione e sintomo?

Cinque anni fa ho trascorso svariati pomeriggi al pronto soccorso, temendo di essere sull’orlo di un infarto. Ancor prima, quasi certa di avere una leucemia avevo chiesto al mio psicanalista di ispezionare i lividi sul mio corpo, facendogli rischiare il matrimonio. Insomma, tecnicamente dovrei essere in grado di rispondere alla domanda.

Invece, ancora una volta ho ceduto alla tentazione di osservare compulsivamente la mia pelle in cerca di segnali che mi autorizzino a una qualche reazione definitiva (o liberatoria?), sollievo o disperazione che sia.

Stavolta però il mio compleanno e un viaggio sono alle porte, e questo mi costringe a mettere temporaneamente in stand by la pianificazione mentale del mortale decorso della mia malattia. Farcela senza l’illusorio conforto del cibo sembra totalmente fuori dalla mia portata, però.

Un’alternativa ci sarebbe, anche se il solo pensarci la fa apparire scomoda. E se provassi a godere del sole di febbraio che abbraccia la lussureggiante chiesa di San Mattia pur sapendo che di lì a qualche giorno mi aspetta un responso fondamentale? Gioire a dispetto di un’attesa che cambierà il corso dei giorni è qualcosa che ho già sperimentato, e che non ha minimamente offuscato l’emozione di pranzare ai piedi dello Stephansdom.

La coesistenza degli opposti può nutrire o lacerare. Sta a me scegliere.

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