Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale

Focalizzare la strada percorsa nonostante le intemperie ti espone quasi automaticamente alla malinconia e ai sensi di colpa legati ai passi che non hai ancora fatto. Perlomeno, succede a chi è il più arcigno e prevenuto giudice di sé stesso.

Mi sono chiesta  a lungo cosa ci fosse di sbagliato in me, quando sgattaiolavi il mio sguardo.

Quando non mi cercavi per primo.

Quando non facevi niente per smentire la mia diffidenza verso la realtà.

Quando ti crogiolavi al sole dei tuoi monologhi lesinando domande e interesse verso di me.

Domande e dubbi mi hanno quasi dissanguata. L’emorragia di vita e sorrisi a cui mi hanno costretta non è stata meno devastante di quanto lo sarebbe stato cedere alla tentazione di farmi del male fisico dopo il tuo ennesimo rifiuto. Non lo sai, ma ogni volta che preferivi posare gli occhi a terra e non su di me, come la marea saliva inarrestabile l’impulso di tagliarmi. “In qualche modo devo sfogare il fardello di energie che mi porto dietro”, avrebbe detto la pancia, se solo fossi stata disposta ad ascoltarla.

Qualcosa si muove, forse, se oggi riesco a vederti per quello che probabilmente sei sempre stato. Una formica schiacciata sotto un macigno fatto di banalità e ipocrisia.

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