Eppure, il mio cuore è ancora giovane

 

La mia pancia ha il fiuto di un cane da tartufo, in caso di pericolo esterno.

Quando invece scegliere sta a me, e sono a un bivio, in procinto di sbagliare, preferisco disperdere l’attenzione su bersagli inesistenti, o comunque del tutto irrilevanti.

Insoddisfatta di come impiego tempo ed energie, continuo a trascinare i miei passi uno dopo l’altro. La sindrome premestruale peraltro non aiuta, quando c’è bisogno di uno sguardo capace di respiri ampi e profondi.

Manca una presenza entusiasta  e ficcante come te. Ciononostante, non posso affezionarmi alle tue domande, e neanche alla tua musica. Tenere a mente le tue braccia conserte durante il nostro primo incontro è indispensabile, per evitare un clamoroso deragliamento del desiderio. Per me sei un uomo, ma ai tuoi occhi io sono solo una persona.

Sono inciampata in te mentre mi preparavo a uscire dal bozzolo, ma devo lottare contro me stessa per ricordare che la causa e fonte del miracolo non sei tu. Le coincidenze a volte hanno il profumo della grazia laica, ma in pochi istanti la loro scia si dissolve, e addosso resta solo una spietata malinconia senza traiettoria.

Continuare a camminare anche se un frammento del mio pensiero è ancora legato a te. Vivere anche se, con la coda del’occhio, la mia pancia continua a guardarti. Fare tutto come se tu non ci fossi, perché è questa la realtà. Palpabile, scabrosa, ma incontrovertibile.

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