Infilare le dita nella presa della corrente

Mi manca il fiato.

 

The wonder of it all was you,

and underneath it all it wasn’t true.

 

Non (ti) capisco, e questa cosa mi fa andare di volta il cervello. In circolo nelle vene solo adrenalina; il sangue è presumibilmente evaporato al sole della cantonata che porta il tuo nome. Questo rossore è per la vergogna denunciata dalla mia debolezza. Non posso perdonarlo. Né a te né a me.

Domani sarà tempo di provare a rialzarsi, anche a dispetto dei crampi che trafiggono i muscoli. Ora però non posso fare altro che maledire la tua gentilezza smaltata e la tua insidiosa logorrea.

Fuggire così veloce da dimenticare che mi ero illusa fossimo fatti della stessa pasta. Distrarre questo ossessivo bisogno di controllo e incendiare il tempo, se necessario, per farlo trascorrere più rapidamente. Ingannare le nevrosi regalandomi l’illusione di scivolare attraverso i giorni con la stessa fluidità delle lenzuola fresche.

Il tuo silenzio è stilettata arroventata che tagliuzza meticolosamente la pancia. Toccherà la stessa sorte alla neonata fiducia in me stessa?

Pulsa come febbre un imperativo. Dare senso e direzione alle tonnellate di energia finora colpevolmente compresse. Merito qualcosa di meglio che diventare un parafulmine.

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