Alle 18.20 circa

Felicità è sentirsi – più precisamente, sentirMI – vuota.


Pienamente assorbita e conglomerata nell’agire quotidiano scandito, o perlomeno punteggiato, dalla passione. Da una passione capace di essere faro, e, al bisogno, tavoletta di cioccolato per risollevare l’umore è abbraccio in cui rifugiarsi.


Questo pensiero mi ha colpita all’improvviso. Perentorio come una secchiata d’acqua gelata. Mi ero appena lasciata alle spalle i giardini di via Olbia, una folgorazione dopo l’altra.


Allora tutte le volte in cui tornavo a casa spossata dall’ossea stanchezza di giorni voraci, l’emozione che accompagnava il mio essere foglio bianco non era tristezza da abbandono percepito, ma quella solitudine sorella di una compiutezza che si teme di non poter nè superare nè eguagliare, nel futuro prossimo?  

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