Gli effetti dell’astinenza da frutta di stagione

Ci sono persone che sprigionano un appetito di vita contagioso. Gustano fino in fondo il loro esistere, e questo traspare con una forza e un’urgenza inattesa. Un modo di stare al mondo che raramente incontro, e probabilmente in parte la colpa è anche mia.

Pur rendendosi necessarie, queste persone si guardano bene dal promettere alcunché a nessuno. Affrontano gli istanti uno dopo l’altro, come monadi, quasi fossero conchiglie chiuse e dai gusci indivisibili. Ciascun frammento è utile a definire il tutto, ma nessuno è indispensabile.

La spensieratezza mi è necessaria come l’ossigeno, eppure fatico ancora ad accettare il carico di leggerezza che comporta.  A volte mi chiedo perfino se le due debbano andare necessariamente a braccetti.

Sognare un pic-nic in cui poter donare ciò che di intenso si ha, ma con levità.

Il disimpegno è forse un pedaggio obbligato?

Maggio e i suoi dilemmi sono una certezza. Entrambi non mancano un appuntamento.

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Tra me e te, la Manica

Dove le tue mani – forse – non arriveranno mai, sono arrivate le tue parole. Hai condiviso con me solo una fantasia, ma te ne sono grata come se mi avessi fatto bere il tuo seme.

Pudico, a tratti vittoriano, eppure portatore sano di una sensualità decisamente palpabile, forse proprio perché non ostentata. Inconsapevolmente mi hai promesso qualcosa che, anche se quasi certamente non assaggerò, ha preso il posto del caffè al ginseng.

Giocare con gli specchi può essere decisamente afrodisiaco,  a patto di non lasciarsi sfuggire di mano la situazione.

Maneggi metafore e terze persone singolari con disinvoltura e sapienza, come se avessi a che fare con il tuo pianoforte. Seguendo il vagabondare dei tuoi pensieri (desideri?) mi hai parlato di un viaggio irrealizzato, e l’effetto non  è stato molto dissimile da una notte di passione che non conosce mattina.

Se c’è un modo per bypassare le controindicazioni del risveglio, ti prego di insegnarmelo.

Sogno di essere investita da una bici

Ogni volta che la realtà conferma la sfiducia nel genere umano, sui buoni propositi si posa un altro strato di ruggine.

La mia paralisi ha un volto e una voce. Ne conosco data di nascita e nazionalità. Tengo a mente addirittura il luogo e il momento in cui mi ha confessato certe cose. Eppure (o forse proprio per questo) non riesco a guardarla in faccia.

La felicità è un posto in cui è sempre autunno. Ma per quanto io ne senta il bisogno, le mezze stagioni continuano a sfuggirmi di mano.

Gatto persiano

È proprio vero che non esistono più le mezze stagioni, se un segno d’Aria accusa lo sradicamento di un Toro-Gemelli.

La cuspide più improbabile che conosca. Batte addirittura me.

Per quanto destabilizzante, il suo profumo non può fare miracoli, in assenza di centri di gravità e punti d’equilibrio.

Attraversa le cose prudente e circospetto. Gentile ma incrollabilmente egoista, proprio come un felino. Goloso degli insegnamenti che va sgraffignando alla vita, tiene per sé quasi tutte le sue scoperte. Concede poco. Raramente molla la presa, anche se ringrazia sempre.

Lo sguardo di un gatto è programmato per lusingare e dissimulare. Attenta a non farci affidamento. Mai.

Quella risata fanciullesca è albicocca di giugno. Evapora, dopo che ti seduce. Prima ancora che inizi il secondo tempo dell’anno.

Il segreto del sax

Stanotte sei venuto a trovarmi, e ti sei fatto annunciare dal cielo rosso della sera. Ho ripensato allo zucchero filato color fragola quando ti sfidai a portarmi alle giostre. Neppure un aroma così stomachevole riusciva a silenziare il tuo sapore.

Stanotte sei arrivato, e per una volta non avevo addosso i miei alibi. Solo le lenzuola a coprire la pelle. Strano scoprirmi geisha, ma come ogni gioco sai che non può durare.

Il sortilegio delle tue labbra, invece, non mi dà scampo da parecchie lune ormai. Da quel giorno in biblioteca. Ostinato continuavi a spiegare che quel film di Ken Loach ti serviva a tutti i costi, ma ad un certo punto mi sono ritrovata in una specie di acquario. Come in un film muto, imbambolata dalla tua bocca, le orecchie erano entrate in sciopero. Quella stessa bocca che mi risulterebbe intollerabile su un altro uomo.

Così difficile accettare di essere divorata, che ho distrutto ogni bussola e spezzato tutti gli aghi, per fingermi innocente contro ogni ragionevole dubbio.

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Gli errori belli

Per godersi la vita bisogna azzeccare i tempi. Come un nuovo colore di capelli. Chè non sempre quella sfumatura di blu elettrico desiderata (e mai osata) attecchisce tanto bene quanto al tuo umore.

Per godersi la vita, credo, bisogna fermarsi un attimo prima. Prima che la sua sinfonia di paradossi inafferrabili e irrinunciabili diventi frastuono infernale di stoviglie.

Il Chianti più buono della vita mia l’ho bevuto in una delle serate più acriliche mai indossate. Non lo sapevo che una risata in ritardo potesse diventare respingenza.

Con le parole ci lavoro, eppure sono fermamente convinta che possono essere il più potente veicolo di diffusione e trasmissione del virus della menzogna.

Come s(u)ono legnosa questa notte, ma al netto di tutto, il sugo del discorso è che, dopo tutto questo sbagliare (e andare), sfogliando strato dopo strato di frastuono, mi sento.

E comincio a ballare.

La prova dell’otto(bre)

È arrivato il momento di fare cose che non sono facili né rilassanti, ma non sono neanche dolorose. Per esempio: rivolgere offerte di pace ai tuoi avversari, provare a riavvicinarti a risorse preziose dalle quali sei stato separato e a potenziali alleati dai quali ti sei allontanato. Sperimentare nuovi giochi in cui non sei ancora bravo. Cercare di conoscere meglio alcune persone interessanti che ancora ti sfuggono. Capito cosa voglio dire? In questo momento allontanarti dalla tua zona di sicurezza ti darà forza e non sarà troppo faticoso.