Gli effetti dell’astinenza da frutta di stagione

Ci sono persone che sprigionano un appetito di vita contagioso. Gustano fino in fondo il loro esistere, e questo traspare con una forza e un’urgenza inattesa. Un modo di stare al mondo che raramente incontro, e probabilmente in parte la colpa è anche mia.

Pur rendendosi necessarie, queste persone si guardano bene dal promettere alcunché a nessuno. Affrontano gli istanti uno dopo l’altro, come monadi, quasi fossero conchiglie chiuse e dai gusci indivisibili. Ciascun frammento è utile a definire il tutto, ma nessuno è indispensabile.

La spensieratezza mi è necessaria come l’ossigeno, eppure fatico ancora ad accettare il carico di leggerezza che comporta.  A volte mi chiedo perfino se le due debbano andare necessariamente a braccetti.

Sognare un pic-nic in cui poter donare ciò che di intenso si ha, ma con levità.

Il disimpegno è forse un pedaggio obbligato?

Maggio e i suoi dilemmi sono una certezza. Entrambi non mancano un appuntamento.

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Tra me e te, la Manica

Dove le tue mani – forse – non arriveranno mai, sono arrivate le tue parole. Hai condiviso con me solo una fantasia, ma te ne sono grata come se mi avessi fatto bere il tuo seme.

Pudico, a tratti vittoriano, eppure portatore sano di una sensualità decisamente palpabile, forse proprio perché non ostentata. Inconsapevolmente mi hai promesso qualcosa che, anche se quasi certamente non assaggerò, ha preso il posto del caffè al ginseng.

Giocare con gli specchi può essere decisamente afrodisiaco,  a patto di non lasciarsi sfuggire di mano la situazione.

Maneggi metafore e terze persone singolari con disinvoltura e sapienza, come se avessi a che fare con il tuo pianoforte. Seguendo il vagabondare dei tuoi pensieri (desideri?) mi hai parlato di un viaggio irrealizzato, e l’effetto non  è stato molto dissimile da una notte di passione che non conosce mattina.

Se c’è un modo per bypassare le controindicazioni del risveglio, ti prego di insegnarmelo.

In un attimo le carte si sparigliano

Compari. O meglio, ti cerco, e fai tutto, tranne che piegarti all’immagine romantica che ho del nostro (non) rapporto.

Mi provochi, lanci risposte lontane anni luce da quello che vorrei, eppure scateni fantasie coperte da mesi di polvere. A furia di coltivare nevrosi ci si convince di essere frigide, sai?

Indugiare nelle immagini che abbiamo condiviso ha reso possibile congelare tanti di quei sacchetti di tempo inutile, da riempirne un freezer.

Il gusto dei tuoi baci, garbato ma inconfondibile. L’azzurro dei tuoi occhi che si strizzano mentre cerchi di penetrare la superficie dei miei gesti. La gracilità delle tue ossa che nulla toglie alla forza con cui mi entri nella testa, prima ancora che nei vestiti.

Non ti avrò mai come voglio. Non siamo progettati per il tutto, ma forse anche qualcosa può essere abbastanza, se dobbiamo traghettarci verso una versione migliore di noi.

Pegaso è uguale a tutti gli altri

Un abbraccio può essere molto distante, se a separare due corpi c’è un bacio non dato.

La sensuale goffaggine è qualcosa che resta attorcigliato nei tuoi capelli. Il tatuaggio di cui parli quasi scusandoti è l’impeto d’incoscienza che non ti sei potuto permettere. Il lago in cui i tuoi occhi grigi si specchiano.

C’è un modo casuale di sfiorarsi che può essere miniera di cose non dette (non fatte) o consuetudine priva di significato. Voglio credere alla dolcezza delle labbra che non ho baciato. Al pudore dei tuoi occhi che non raccoglievano i miei sguardi al tuo accenno di barba.

Ogni volta che un uomo e una donna si rapportano, c’è un confine da non superare, se si sa di non poterne gestire le conseguenze. Devo ringraziarti per non aver oltrepassato questa linea, altrimenti sarei stata monopolizzata dal desiderio di avere su di me le mani che saranno impegnate a scartare i regali con tua figlia.

L’acqua quando cade

Niente è così reale come la pioggia che cade giù. Niente è più concreto di un acquazzone improvviso, di quello scrosciare di gocce e vento che t’affrontano mentre stai nel mezzo di una strada.  Per questo, forse, non si può che provare un profondo rispetto per quei piccoli simboli e per quei numeri che, dalle ultime pagine dei giornali o dagli schermi dei televisori accesi davanti alla desolazione pomeridiana dei divani di una pensione, si incaricano di presagire quello che il cielo manderà da lì a poco

(Federico Pace)

Un compleanno da non festeggiare

Uno psichiatra dal sorriso di placenta, un ingegnere tutto spigoli.

Un matematico la cui altezza tende a più infinito, limitata solo dalla sua arroganza.

Sono il ragazzo del libro di Fiumani, ti ricordi? La mia mente fatica a trattenere tutto quello che non è racchiuso tra le mani lunghe e affusolate di un certo accademico. Avrà preso anche quelle dal padre, magari.

Il modo di baciare, invece, glielo avrà insegnato una sua fiamma. Forse una storia importante capitata nell’ultimo anno. Che fastidio  doverla indirettamente ringraziare, per come lo ha fatto tornare a me.

Ma la concezione del tempo è più un’opinione che un dato di fatto, a dispetto del suo scetticismo d’ordinanza.

Allora riavvolgo il gomitolo dei giorni avendo cura di tagliare le parti annodate e sfilacciate. Deve restare solo ciò che non ha bisogno  di essere dipanato. Innaturale, illogico. In barba a ogni principio di entropia.

Ma la nevrosi esige perfezione. O almeno un controllo sufficiente a simularla. Chè in questo non è mai stato forte, lui.

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Dharma’s Cake

Parlare con Lorenzo mi dà una strana serenità, eppure a volte mi urta incredibilmente il sistema nervoso.
È sempre la stessa storia. La quiete mi manca, ma respirarla per più di un quarto d’ora continuativamente mi soffoca.

Cerco la costanza in un fondo di caffè, ma quel sapore bruciacchiato dovrebbe pur dirmi qualcosa.

Non m’importa dove sei o con chi. Un esile filo non pretende monogamia, e “guardando” le cose da qui, il fatto che un’altra affondi i denti nella tua carne, smette quasi di essere ago. Oggi, somiglia (quasi) a una comunicazione di servizio tra coinquilini. Come ricordare a Lorenzo che questa settimana le pulizie toccano a lui.

Selva di capelli ricci in cui affondare. Barba liquirizia da cui farsi divorare. Una lingua rasoio che tagliuzza la pelle fino a farla sgocciolare desiderio. Nessuna cicatrizzazione in vista.