Ho la sensazione di non riuscire a valorizzare abbastanza certi tagli di luce e d’ironia di questa porosa accidentata stagione. E tu me ne daresti conferma.
Pungi più forte e sgradevole proprio quando inatteso. Prima di tutto il resto lasciasti un fagottino per ciascuna delle mie tasche, e una busta rossa tra le mani, rigonfia di non si sa quale enigma. Cibo negato con forza, per poi avvertirne controtempo la fame, non senza una dose cospicua di auto – dileggio.
Urlo così forte, che comincio seriamente a temere che finirà per piovermi addosso. E sarà colpa mia, e allora non potrò più lagnarmene. Ma poi so che sarebbe ciò che vorrei, forse, e allora so per certo che non succederà.
Qualcosa che brucia a contatto con l’aria. Si consuma, si sciupa invano. Ma cosa fare. C’è qualcosa che si può fare. Forse solo soffiare sulla candela e preservarne il guizzo per tempi altri. Con il vivo augurio di non aver atteso troppo prima di assegnare giusta vittoria al buonsenso.
Febbraio che scimmiotta patetico dicembre. Tenta di carpirne l’ottusa superbia, ma tanto non è roba sua – fa solo di sé stesso un carnevale di melassa.
Ciascuna delle dita della mia mano destra sta portando un pezzetto di ustione. Ognuna ne sconta tutte le fasi, scrupolose e inflessibili. Micidiali deturpano e trascinano al fondo. Oppongo resistenza, risalgo e torno giù. E’ tempo che rispetti questo gioco delle parti, senza più controbattere.
Almeno posso urlare quanto mi pare.
Proprio ora ho scoperto che sono completamente insonorizzata.
Pluff
